Leggere dalla carta o dallo schermo: perché ho ricomprato un Kindle

In epoca di distanziamento ci siamo abituati a vedere esperti che intervengono in diretta TV da casa anziché da uno studio televisivo. Una costante in molte di queste scenografie casalinghe, ormai familiari, è lo sfondo: un mobile, uno scaffale o una parete che mette in mostra testi, manuali, tomi di varia natura, dimensione, pregio.

In molti scelgono, più o meno strategicamente, di presentarsi di fronte agli altri forti dei propri libri. A meno che non si tratti di quegli oggetti in serie che si incontrano nei ripiani dei negozi di mobili, i volumi che personalmente scegliamo, esponiamo e magari leggiamo dicono molto di noi: il nostro ambito di studi, di lavoro, se c’è posto per la finzione nelle nostre vite e in quali mondi inventati abbiamo scelto di trascorrere del tempo. E poi, in quante e quali lingue leggiamo, quali passioni ci animano, che gusti abbiamo.

Ecco quindi che qualche esperto virologo ci permette di conoscere, dallo sfondo, la sua passione per l’arte di Dürer o per un certo marchio di orologi. I libri sono ben più di un supporto cartaceo per la lettura: grazie ad essi possiamo esibire quanto investiamo in questa forma di cultura, manifestare la nostra apertura, condividere le nostre inclinazioni personali, pretendere autorevolezza.

Se però l’obiettivo è quello di leggere: decine, centinaia, migliaia di pagine, la carta stampata ha dei rivali e l’alternativa degli e-book reader mi ha conquistato da anni.

Dal libro all’e-book reader

Cinque anni fa acquistavo il mio primo Kindle, non del tutto convinto mi servisse l’ennesimo dispositivo digitale, per di più limitato alla lettura, quando i libri cartacei in fondo fanno benissimo il loro lavoro e sono carichi di tutti quei significati di cui si diceva prima. In pochi giorni il lettore di e-book sarebbe diventato parte integrante della mia vita personale e professionale.

Limiti fisici del libro

Leggevo all’epoca un romanzo di diverse centinaia di pagine, in edizione economica: una pubblicazione con copertina flessibile, da tenere per forza a due mani, soggetta a velocissima usura visto il quotidiano e prolungato utilizzo, pur in condizioni urbane e attente (rispetto a tanti miei libri che sono invece tornati dal mare o da altri viaggi macchiati, incartapecoriti, strappati o con pagine volanti prima o poi definitivamente perse…). Essendo un libro grosso dovevo rinunciare ad averlo sempre con me e lo lasciavo a casa. Se c’era una vacanza in vista (i bei tempi prima del CoViD) c’era una spietata selezione per scegliere chi sarebbe venuto in viaggio: davo spazio a un unico libro, visto i limiti del mio bagaglio a mano.

Limiti alla personalizzazione del libro

Fra le pagine tenevo un segnalibro in cartoncino, sostituito più volte man mano che veniva perso o lasciato in giro. Se per disgrazia cadeva, non sempre trovavo il punto esatto da dove riprendere e per segnare più pagine dovevo fare le «orecchie».

C’erano qua e là sottolineature e note: alcune decenti, fatte da seduto e appoggiato, altre terribili, fatte a letto mentre con l’altra mano cercavo di tenere in alto il libro aperto. La maggior parte virtuali, perché al momento di segnare il passaggio o non avevo una matita o ero troppo scomodo per farlo. Per ritrovare tutte le mie evidenziazioni e commenti avrei dovuto sfogliare l’intero libro, pagina per pagina.

Il libro non è connesso

Ma poi... dove sta esattamente Lubecca in Germania? Che storia ha la città in cui è ambientato il mio romanzo? Chi è quel personaggio ricomparso improvvisamente dopo centinaia di pagine? Recuperare al volo queste e altre informazioni, così come il significato di parole sconosciute o da tradurre erano tutte operazioni cui era più semplice rinunciare.

C’erano poi articoli che trovavo qua e là su internet e che salvavo per dopo… da leggere al cellulare, al computer o tablet. Leggere da questi dispositivi non mi è mai stato comodo o rilassante, quindi stampavo quantità di pagine che si accumulavano e prima o poi cestinavo. Lo stesso accadeva con documenti di testo o pdf che dovevo leggere per studio o lavoro: il diario scritto da una paziente, una bozza scritta da uno studente o tirocinante, appunti o note personali.

Costo dei libri

Infine, c’era il prezzo. Il libro che leggevo costava poco meno di €20,00. Un’edizione pratica ma non certo durevole, al contrario di quelle con copertina rigida, inadatte a essere portate in giro ed economicamente impegnative. Ad ogni nuovo libro il quesito si riproponeva: spendere di più per avere un oggetto di valore da tenere in libreria e da leggere a casa o scegliere una versione economica da portare in giro e «consumare» leggendo?

Leggere da un e-book reader

E così, cinque anni fa è arrivato il mio primo Kindle. Ho provato a lasciare da parte il libro cartaceo e mi sono ritrovato a tenere e sfogliare il romanzo da centinaia di pagine con una sola mano, in piedi, seduto, a letto. La dimensione e il peso minimi mi hanno permesso di averlo sempre con me nella borsa, nella tasca di qualche giacca o semplicemente in mano mentre andavo al parco, senza timore di bagnarlo, di romperlo o di essere disturbato da sole e vento.

Aggiungendo contenuti al dispositivo, nel giro di poco ho avuto quasi tutto ciò che mi interessava a portata di mano. Leggevo diversi libri passando da uno all’altro, ritrovando esattamente il punto da dove avevo lasciato. Aggiungevo molteplici «segnalibro» che non andavano mai persi. Evidenziavo passaggi e scrivevo note, modificando il tutto a piacere, ma soprattutto recuperando ed esportando tutto con facilità in un file di testo: una funzione per me importantissima per lo studio e il lavoro.

Potevo condividere direttamente sul mio account Facebook o Twitter i brani evidenziati, assieme ad altre informazioni di quel libro. Una curiosità era per me quella di poter vedere anche le evidenziazioni più frequenti di altri lettori.

Di fronte a una parola nuova, con un tocco si apriva il dizionario contestuale in italiano o in altra lingua, traducevo parole straniere oppure mi informavo su Wikipedia: «Lubecca è una delle città della Germania cosiddette ‘anseatiche’ in quanto appartenente, in passato, alla Lega anseatica…».

Grazie all’indirizzo e-mail del mio Kindle mi inviavo e potevo ricevere documenti di testo e immagini direttamente nel dispositivo. Una semplice applicazione installata su browser, tablet o cellulare (https://www.fivefilters.org/push-to-kindle/) mi permetteva di inoltrare al lettore notizie, post e altri articoli internet, perfettamente formattati, da leggere tranquillamente dopo. Niente più fogli inutilmente stampati o lunghe letture dal cellulare.

Un e-book ha poi un costo decisamente inferiore di una copia stampata. Se cerco online quel romanzo letto anni fa vedo che la versione cartacea costa ora €14,25 mentre l’e-book solo €2,99. E così si risparmia decisamente se si è lettori assidui. Molti classici possono essere letti liberamente o a pochi euro ed è possibile scaricare gratuitamente un estratto dei libri che incuriosiscono o che uno vorrebbe conoscere prima di acquistare. Certo, niente che una biblioteca pubblica non facesse già, ma potrei scaricarmi ora un libro qualsiasi e iniziare a leggermelo in 10 secondi.

Per la lettura il Kindle è molto meglio del tablet

Un tablet, pur capace di svolgere le stesse funzioni del lettore e-book, non lo sostituisce nella mia quotidianità per due semplici motivi:

  • non ha lo stesso confort di lettura
  • ha una durata di batteria molto limitata

Un tablet medio, utilizzato nel corso dell’intera giornata per mille scopi, deve essere ricaricato la sera stessa o il giorno dopo e leggerci un libro espone al rischio costante di doversi interrompere forzatamente. Il Kindle ha una batteria che dura settimane. Il suo schermo utilizza una tecnologia chiamata e-ink (inchiostro elettronico) che offre diversi vantaggi sui tradizionali schermi LCD:

  • non richiede energia per mantenere un’immagine fissa sullo schermo. Soltanto i cambiamenti di pagina o immagine consumano, con conseguente grande risparmio energetico;
  • non è retroilluminato: non emette luce ma riflette quella dell’ambiente, esattamente come la carta stampata. È leggibile anche sotto la diretta luce del sole e non affatica la vista anche dopo ore di lettura;
  • è versatile e resistente: è più leggero rispetto a uno schermo LCD, non è fatto di vetro quindi non rischia di andare in pezzi dopo una caduta e in futuro permetterà anche di commercializzare anche dispositivi flessibili.

I vantaggi del Kindle sono numerosi e concreti e ne fanno uno strumento per me utilissimo. Ciò nonostante leggere dalla carta e leggere da uno schermo non sono esattamente la stessa cosa. Nel prossimo post cercheremo di capire in che cosa consistono queste differenze e in che modo possono influire su comprensione e apprendimento.

Voi cosa ne pensate?


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