Bisogni Educativi Speciali: cosa sono i BES

Giorgia ha otto anni e frequenta la seconda elementare. É una bambina apparentemente serena, ma quando in classe la maestra le chiede di leggere ad alta voce, lei si imbarazza e rattrista perché fa davvero fatica: le lettere le sembrano «piccole formichine che scappano dal foglio».

Le insegnanti di Carlo non sanno più come gestire i suoi comportamenti: non riesce a stare fermo, si dondola continuamente sulla sedia, si arrampica ovunque, non rispetta il proprio turno nelle conversazioni, risponde impulsivamente prima ancora che l’insegnante abbia terminato la domanda. Non pone attenzione alle consegne e fa i compiti male e frettolosamente.

Abdul ha nove anni ed è da poco arrivato in Italia. Comprende poco la nostra lingua e in classe, seduto sul suo banco, appare smarrito, con lo sguardo fisso nel vuoto.

Cosa sono i BES e come si articolano

I brevi esempi di sopra evidenziano come in ogni classe ci possano essere alunni che richiedono un approccio educativo particolare: sono gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES).

I BES sono tutelati dalla Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012 e da successive circolari. Questi documenti puntano a sensibilizzare sul fatto che le aree del possibile «svantaggio» scolastico vanno oltre il semplice deficit. In altre parole, chiunque abbia una difficoltà di apprendimento dovuta a una certa situazione di «svantaggio» può avere diritto a un'attenzione didattica personalizzata da parte della scuola, non soltanto gli allievi con disabilità.

La normativa approfondisce le situazioni di svantaggio che rientrano nei BES, le strategie per l’intervento e l'organizzazione territoriale per garantire l’inclusione scolastica degli alunni in difficoltà. L’obiettivo è quello di assicurare loro una partecipazione scolastica attiva, secondo principi di collaborazione e accettazione della diversità.

I BES si articolano in tre categorie:

  1. Le disabilità vere e proprie: cognitiva, sensoriale, motoria (tutelate dalla Legge n. 104 / 92).
  2. I disturbi evolutivi specifici: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA - Legge n. 170 / 2010), deficit del linguaggio, della coordinazione motoria, dell'attenzione (ADHD), il funzionamento intellettivo limite (FIL) o i cosiddetti ritardi maturativi, la sindrome non verbale, i disturbi dello spettro autistico.
  3. Lo svantaggio socio-economico, linguistico, culturale e il disagio emotivo temporaneo

Le origini dei BES: tappe del percorso d’integrazione scolastica in Italia

Anni ’60 del Novecento

  • Il clima culturale degli anni ‘60 promuove numerosi cambiamenti: si passa dall’esclusione di persone con difficoltà alla loro medicalizzazione, con l’apertura di istituti che finalmente accolgono ciechi, sordi e poveri.
  • Nel 1962, in Italia, i bambini con difficoltà sono inseriti in classi speciali.
  • Poco prima del 1968, l’anno della contestazione, Don Milani scrive Lettera a una professoressa in cui denuncia un sistema scolastico che favorisce solo i privilegiati. Non c’è peggior ingiustizia che far parti eguali tra diversi – Don Milani.

Gli anni ’70

  • Nel 1977, grazie alla legge Falcucci (L. n. 517 / 77) è finalmente possibile iniziare a parlare d’integrazione degli alunni nelle scuole, con l’abolizione delle classi speciali e l’introduzione dell’insegnante di sostegno.
  • Il progetto d’inclusione riguarda anche le strutture psichiatriche con la chiusura dei manicomi grazie alla legge Basaglia (L. n. 180) nel 1978.

Gli anni '90

Un ulteriore passo in avanti avviene all’inizio degli anni ’90, precisamente nel 1992, con la Legge n.104, che prevede la certificazione di disabilità psico-motoria, grazie alla quale ancora oggi gli alunni BES maggiormente compromessi possono usufruire di specifici supporti.

Negli ultimi 10 anni

  • Nel 2010 con la Legge n.170 vengono riconosciuti e legittimati gli alunni con DSA, cioè con Disturbi Specifici dell’Apprendimento: dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia. Grazie a questa legge gli alunni DSA possono usufruire di misure compensative e / o dispensative durante i vari cicli scolastici.
  • Infine con la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 si arriva finalmente a parlare di Bisogni Educativi Speciali.

PEI e PDP, cosa sono e quando sono necessari

Nel caso di alunno con disabilità cognitiva, sensoriale, motoria (la prima categoria di BES), la Legge n.104 prevede il cosiddetto Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Il PEI contiene l’indicazione dettagliata degli obbiettivi che l’alunno deve raggiungere in base alle sue capacità e degli interventi educativi e didattici utili al raggiungimento di tali obbiettivi.

In alcuni casi meno gravi il PEI può contenere l’indicazione degli obiettivi minimi raggiungibili dall’allievo. Tale percorso, attenendosi al programma ministeriale, è quindi compatibile con il rilascio a fine percorso scolastico del titolo di studio previsto. Nei casi più gravi, in cui si rende necessaria una programmazione didattica differenziata dal resto della classe e quindi non in linea con il programma ministeriale, il PEI contiene tutte le indicazione per proseguire gli studi. In tal caso però, alla conclusione del ciclo di studi, l'allievo otterrà un attestato invece del diploma.

Il PEI viene redatto ogni anno per tener conto dei risultati ottenuti dall’allievo e confermare o modificare, se necessario, gli obiettivi posti.

La seconda categoria di BES riguarda invece i disturbi evolutivi specifici. I bambini con una diagnosi di DSA hanno diritto, secondo la Legge n. 170, al PDP - Piano Didattico Personalizzato - deliberato dal Consiglio di classe e firmato dal dirigente scolastico. Il PDP contiene la metodologia didattica personalizzata, attenta alle misure compensative e / o dispensative che permettano al bambino di superare le prioprie difficoltà.

Tra gli strumenti compensativi, che facilitano la prestazione dell’alunno, troviamo ad esempio, l’uso:

  • della calcolatrice per i calcoli complessi;
  • del registratore per riascoltare le lezioni a casa, limitando la necessità di prendere appunti in classe;
  • delle mappe concettuali;
  • di formulari e tabelle anche durante i compiti in classe;
  • di programmi di videoscrittura e di sintesi vocale.

Le misure dispensative sono invece quelle che esonerano l’alunno dal seguire alcuni criteri e svolgere alcuni compiti assegnati alla classe, ad esempio:

  • dalla lettura ad alta voce in classe;
  • dalla scrittura veloce sotto dettatura;
  • dal prendere appunti durante la lezione;
  • dallo studio mnemonico di tabelline;
  • dagli stessi tempi di consegna di verfiche e elaborati.

In tutti gli altri casi che rientrano tra i disturbi evolutivi specifici (già citati sopra), il PDP non è obbligatorio, ma a discrezione del Consiglio di classe.

Alunni con svantaggio socio-economico, linguistico, culturale e il disagio emotivo temporaneo

Uno si potrebbe chiedere come mai gli stranieri rientrano in questa categoria visto che finora abbiamo parlato di ragazzi con disturbi evolutivi, con caratteristiche che riconoscevano loro una difficoltà di maturazione anche a livello cognitivo piuttosto che sul piano neuropsicologico.

In realtà, pensandoci bene possiamo facilmente renderci conto che anche gli alunni stranieri, pur non avendo necessariamente una diagnosi specifica, si trovano in una situazione di un bisogno educativo straordianario in un certo periodo della vita che necessita di una particolare attenzione.

Esiste un documento del MIUR, pubblicato nel 2014 e intitolato Le linee guida per l’inclusione scolastica degli alunni stranieri, che è il riferimento per mettere in atto delle buone prassi per una didattica inclusiva. Questo documento cerca di spiegare alle scuole qual è il fenomeno, qual è il contesto, le possibili problematiche e fornisce alcuni spunti operativi molto semplici per aiutare questi allievi a ad adattarsi al meglio al proprio contesto classe. Il suo scopo è quindi quello di fornire soluzioni organizzative e didattiche per accogliere e facilitare l’integrazione dei ragazzi di origine non italiana che frequentano le scuole del nostro Paese, elaborando percorsi personalizzati in considerazione alle particolari situazioni familiari degli studenti.

Cercherò di riassumere brevemente alcune tra le indicazioni operative di queste linee guida:

  1. Accoglienza → è previsto un progetto di accoglienza, un insieme degli adempimenti e dei provvedimenti attraverso i quali viene formalizzato il rapporto dell’alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica.
  2. Iscrizione → «Le procedure di iscrizione possono intervenire in corso d’anno, al momento in cui l’alunno arriva in Italia» (art. 45 del DPR n. 349/1999). Dal 1999, quando uno studente straniero arriva in Italia, per legge può iscriversi in qualsiasi momento a scuola. Non bisogna quindi aspettare una precisa finestra temporale, in quanto l’iscrizione e la frequenza scolastica non sono solamente un diritto ma anche un dovere, anche per gli studenti stranieri al pari di quelli italiani.
  3. Documentazione necessaria → C’è una serie di documentazioni opportune da raccogliere al momento dell’iscrizione:
    • Documenti sanitari o autocertificazione che attestino le vaccinazioni obbligatorie effettuate
    • Documenti sugli studi compiuti nel paese d’origine affinché si possa procedere al riconoscimento del percorso formativo pregresso. Nel caso non sia possibile reperire la certificazione o un autocertificazione, il Dirigente Scolastico può rivolgersi all’autorità diplomatica o consolare Italiana che rilascia una dichiarazione sul carattere legale della scuola di provenienza dell’alunno e sugli studi effettuati.
  4. Gestione delle Iscrizioni → La C.M. n.2/2010 prevede che il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non possa superare, di norma, il 30% degli iscritti, al fine di realizzare un’equilibrata distribuzione tra istituti dello stesso territorio. Tuttavia,ci sono delle situazioni in cui il limite del 30% può essere comunque innalzato, dal direttore generale dell’Ufficio Scolastico regionale, qualora gli alunni stranieri siano in possesso di adeguate competenze linguistiche, oppure essere ulteriormente ridotto, con motivato provvedimento del direttore generale dell’Ufficio Scolastico regionale, in presenza di alunni stranieri con un’inadeguata padronanza della lingua italiana o comunque in tutti i casi in cui si riscontrino particolari livelli di complessità.
  5. Coinvolgimento delle famiglie → Il doc. MIUR 22 novembre 2012 prevede «Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa»: le famiglie devono mantenersi in contatto con la struttura scolastica e possono servirsi di mediatori culturali o interpreti messi a disposizione dalle scuole.
  6. Valutazione Scolastica → Secondo il D.P.R. 394/99 art. 45 «I minori con cittadinanza non italiana sono soggetti alle stesse forme e modalità di valutazione utilizzate per gli italiani»: diritto ad una valutazione periodica e finale, trasparente e tempestiva, sulla base di criteri stabiliti da Collegio dei Docenti, assegnazione di voti espressi in decimi per tutte le discipline e per il comportamento,ammissione alla classe successiva o all’Esame di Stato in presenza di voti non inferiori al sei in tutte le discipline e nel comportamento, rilascio della certificazione delle competenze acquisite al termine della scuola primaria, secondaria di primo grado e dell’obbligo di istruzione, attribuzione delle tutele specifiche previste dalla norma se lo studente è affetto da disabilità certificata ai sensi della legge 104/1012 o da disturbo specifico di apprendimento (DSA) ai sensi della legge 170/2010 o presenta altre difficoltà ricomprese nella Direttiva sui Bisogni Educativi Speciali emanata il 27 dicembre 2010;

    Quindi, la valutazione degli alunni stranieri, in particolare per quelli di recente immigrazione o non italiani, deve tenere conto di:

    • Percorsi di apprendimenti dei singoli studenti
    • Percorsi personalizzati e specifiche strategie
    • Possibile adattamento dei programmi garantendo agli studenti una valutazione che tenga conto, per quanto possibile, della loro storia scolastica precedente, degli esiti raggiunti, delle caratteristiche delle scuole frequentate, delle abilità e delle competenze essenziali acquisite.
  7. Orientamento → Secondo le linee guida l’orientamento deve essere facilitato e reso completo con l’aiuto dei docenti per evitare ritardi nell’istruzione, aggravio di costi e maggiori difficoltà per l’integrazione.
  8. Insegnamento dell’italiano come L2, Attività per gli alunni neo-arrivati → È previsto un monte ore preciso, dalle 8 alle 10 ore settimanali, dell’insegnamento della L2 per 3-4 mesi, organizzate secondo livelli di apprendimento e non in base all’età.


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