Il trauma di Columbine: la sedicesima vittima vent’anni dopo?

Quest’anno si è ricordato il ventesimo anniversario della strage di Columbine, la sparatoria nella scuola americana del Colorado costata la vita a 12 studenti e 1 insegnante oltre ai due allievi che, quella mattina del 20 aprile 1999, decisero di imbracciare i fucili e compiere un massacro, prima di togliersi la vita. Sparatoria tanto nota da diventare emblematica della follia omicida che regolarmente si scatena negli istituti americani e del mondo.

Tra i numerosi studenti feriti, un certo Austin Eubanks è tornato alla ribalta mediatica, poco prima del triste anniversario, per essersi apparentemente tolto la vita con una dose letale di stupefacenti. La notizia è stata riportata dai media presentado Austin come la sedicesima vittima di Columbine, creando un collegamento diretto tra la sua morte e l’evento traumatico vissuto 20 anni prima.

Benché non esista una definizione univoca, credo possiamo tutti concordare che quello che ha vissuto Austin renda bene l’idea dell'orrore e impotenza provati in alcune situazioni cosiddette traumatiche (lo studente è stato ferito da proiettili alla mano e al ginocchio, ha visto morire colleghi, insegnanti e il suo migliore amico, ha dovuto fingersi morto, immobile tra i corpi dei coetanei uccisi, per scampare agli omicidi).

Dopo la sparatoria Austin ha sviluppato un abuso da farmaci, prescritti dal medico per sopportare il dolore delle ferite che un po’ alla volta guarivano. C’era però anche un’altra sofferenza che tormentava lo studente, quella emotiva, che i farmaci sopprimevano chimicamente. La sua dipendenza da antidolorifici è iniziata poco dopo la strage a scuola ed è durata circa 12 anni, dai 17 ai 29.

Austin decide in seguito di cambiare vita e dopo 14 mesi di disintossicazione in clinica trova nuovo senso alla propria vita dedicandosi alla battaglia in favore di una regolamentazione sempre più attenta nei confronti di armi e farmaci come gli antidolorifici. Diventa anzi una specie di ambasciatore ed esperto di questi temi: parla nei talk show, viaggia per tutti gli Stati Uniti, tiene conferenze. Sembra proprio che la vita - con i suoi eventi, scelte, possibilità e riletture di quanto avvenuto in passato - abbia fatto il suo corso e che Austin sia, per molti aspetti, un’altra persona.

Che cosa ci permette quindi di individuare nell’esperienza traumatica di 20 anni prima (Columbine) una possibile motivazione al suo riprendere la strada della droga fino all’apparente overdose che l’ha ucciso, soprattutto alla luce del tempo trascorso e della nuova consapevolezza che si era faticosamente conquistato negli anni?

Questo post è il primo di tre sul tema del trauma. Nella seconda parte accennerò ai meccanismi classici attraverso i quali il trauma presuntamente agisce sulla psiche, anche a distanza di anni. Infine nella terza parte proporrò qualche riflessione critica sul concetto di trauma e la sua attuale applicazione.


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