Pandemia: un libro, un film, un gioco

L’immaginario umano è stato catturato nei millenni dall’esperienza devastante delle epidemie, pandemie e delle loro conseguenze. Ne sono nate opere universali che parlano di dolore, morte, stigma, ma anche sopravvivenza, unione, ripartenza e ricerca di nuovi e più autentici equilibri. Questi sono tre suggerimenti personali che mi sento di condividere.

Un libro: L’ombra dello scorpione

di Stephen King, 1978

Ricordo di averlo letto al primo anno di psicologia, durante gli interminabili tragitti in treno tra Brescia e Padova. Il titolo originale, The Stand, allude alla necessità di prendere posizione in mezzo al caos, proprio come canta Springsteen nel brano che ha ispirato il titolo di questo libro.

Tonight all is silence in the world / As we take our stand / Down in Jungleland. (Tutto tace nel mondo stasera / Mentre scegliamo da che parte stare / Giù nella Giungla) Springsteen, B. «Jungleland». Born to Run. Columbia Records. 1975.

Quando un’influenza letale annienta la quasi totalità della popolazione, i superstiti si trovano a vagare per un paese devastato, cercando di ridare senso alle proprie vite. Le vicende dei numerosi personaggi s’intrecciano e infine convergono, mentre si schierano inevitabilmente in due fazioni contrapposte. L’ombra dello scorpione racconta magistralmente, nelle sue oltre 1300 pagine, l’esperienza apocalittica di una pandemia e di chi, per puro caso, la supera e si trova a dover ripartire da zero.

Le inclinazioni degli uni e degli altri emergono nel confronto con quel che resta del mondo di «prima»: chi si arrende, chi stringe i denti e va vanti, chi scopre di aver indossato una maschera per tutta la vita e vuole, finalmente, liberarsene. In altre parole, alcuni eventi hanno la capacità di richiamarci a un’esistenza più autentica. Viene da chiedersi come risponderà ognuno di noi alla personale chiamata del dopo COVID-19.

Un film: L’isola dei cani

di Wes Anderson, 2018

Un’epidemia di «influenza canina» fa ammalare i migliori amici dell’uomo. Nel tentativo di evitare un temuto «salto di specie» i cani vengono deportati in massa e messi in forzata quarantena in un’isola al largo della costa, abbandonati a loro stessi. Cani randagi e di razza si trovano a condividere lo stesso destino.

Il legame tra un bambino e il suo amico a quattro zampe darà però avvio a una serie di eventi e soprattutto di interrogativi che sono gli stessi dei giorni che stiamo vivendo: da dove viene il virus? Ha agito bene il governo? Quando arriverà il vaccino? Chi ci guadagna da questa situazione? Ma se nei film il complottismo è funzionale alla trama, nella nostra realtà rischia di fare dei danni.

Il film è animato con la tecnica della stop motion nello stile de La sposa cadavere di Tim Burton. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti importanti e a guardarlo in questo periodo sembra scritto appositamente per far riflettere sulla nostra situazione attuale, nonostante sia uscito due anni fa. Non credo si tratti di una coincidenza, ma del semplice fatto che di fronte a eventi come una epidemia, alcune emozioni e reazioni sono prevedibili e note sin dall’inizio della storia dell’uomo. Facciamo quindi tesoro di ciò che stiamo vivendo e impariamo dall’esperienza.

Impariamo dall’esperienza.

Un gioco: Pandemia

di Matt Leacock, Z Man Games, 2007

Partiamo col dire che questo gioco da tavolo uscito nel 2007 non segue un’impostazione competitiva, bensì collaborativa: si vince o si perde tutti insieme e non uno contro l’altro. Mi sembra un'ottima premessa.

I giocatori (da 2 a 4 e da 1 a 6 se giocato con le espansioni) dovranno sapientemente coordinarsi per contenere una serie di focolai virali che si accendono in punti casuali del globo, raffigurato nella plancia di gioco. Trascurarli, lo sappiamo anche per esperienza vissuta, rischia di vedere i primi casi di malattia moltiplicarsi esponenzialmente, travolgendo intere città e sviluppandosi in epidemie e persino pandemie.

Eventi favorevoli e avversi si succedono implacabili scandendo un tempo limitato entro il quale riportare le città infettate a zero contagi. Soltanto la scoperta dei vaccini potrà tuttavia impedire ai virus di tornare a circolare, chiudendo definitivamente la guerra contro i nemici invisibili. Bisognerà mettere a frutto i vari ruoli a disposizione dei giocatori (il medico, il ricercatore, l’esperto in logistica, ecc) creando collegamenti, stabilendo priorità, condividendo informazioni ed evitando individualismi.

Le prime volte che ci ho giocato con amici e parenti abbiamo sempre perso. Vincere richiede doti comunicative, pianificazione e individuazione di obiettivi, suddivisione di compiti e grande prudenza, anche quando i contagi sono bassi. I virus non del tutto debellati non aspettano che di poter tornare a diffondersi. Mi sembra siano insegnamenti attuali e importantissimi anche in questa fase di ripartenza post COVID-19.

Quali sono i tuoi suggerimenti di libri, film, giochi o altro sul tema? Condividili con tutti nei commenti sotto!


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