DOC relazionale: il disturbo ossessivo-compulsivo incentrato sulle relazioni intime

Si potrebbe cadere nell’errore di pensare che le vicende sotto illustrate indichino semplicemente un legame amoroso sbagliato, un ripensamento delle proprie scelte affettive o l’incapacità di porre fine a una relazione durata fin troppo a lungo.

L’esperienza di alcune persone che provano dubbi sui propri partner e relazioni è invece tutt’altra. Si sentono in lotta con se stessi, alle prese con pensieri, immagini mentali e gesti ripetuti indesiderati ossessioni e compulsioni piuttosto che con legittime riflessione sullo stato della propria coppia. Riporto di seguito tre storie che esemplificano vere esperienze raccolte con alcuni pazienti in psicoterapia.

Il dubbio di stare rinunciando a partner “migliori”

Ciro è sempre stato una persona con alti standard morali, particolarmente attento al giudizio dell’altro. Sin da bambino ha fatto “giochetti mentali” che lo facevano “stare bene” (contare i numeri delle targhe, non pestare le righe camminando, ecc.). Crescendo, a parte qualche difficoltà con il proprio aspetto fisico, non ha mai avuto problemi psicologici o altro.

A una settimana dal matrimonio con Giovanna, incontra per caso un’ex compagna di scuola che non vedeva dalle medie e che gli dice sorridendo di trovarlo “in gran forma”. Quella notte Ciro la sogna e dal giorno dopo inizia a tormentarsi sulla scelta di vita che sta per fare. Non smette di pensare dolorosamente che la futura moglie potrebbe non essere la persona migliore per lui, nonostante siano fidanzati felicemente da quasi 4 anni.

I suoi pensieri in quei giorni passano da dubbi sull’aspetto estetico di Giovanna, per cui continua a chiedersi se la trovi bella oppure no, al cercare rassicurazioni ai propri dubbi rievocando episodi passati in cui qualcuno le ha fatto dei complimenti o mostrando la sua foto al cellulare ad amici e conoscenti per osservarne attentamente la reazione.

Soltanto quando Ciro confida alla futura moglie del recente incontro e del sogno si sente “a posto” e accetta di sposarsi. Da sposato si chiederà più volte, di fronte a particolari tappe di vita (nascita dei figli, mutuo, ecc.) se avesse fatto la scelta migliore o se sposandosi con Giovanna avesse in qualche modo rinunciato a chissà quali altre e migliori opportunità affettive.

Il dubbio su cosa si provi per il partner

Teresa ha superato da qualche anno un periodo difficile della propria vita grazie alla nuova relazione con Daniele, diventato subito il suo nuovo punto di riferimento. Man mano che il loro rapporto si stabilizza e si delineano progetti futuri come quello della convivenza e della famiglia, Teresa vive momenti di grande ansia quando si accorge di non provare giorno per giorno lo stesso coinvolgimento per il compagno. Un giorno si sente “innamorata”, l’altro sente di non essere altrettanto “presa”. Si chiede che emozioni provi veramente, che cosa dovrebbe sentire una persona innamorata e se questa variabilità in ciò che sente non sia la prova del fatto che lui non è la persona giusta per lei. Lo guarda in silenzio e inizia a notare dei difetti: i polsi piccoli, i piedi sproporzionati, la risata goffa. Al notare queste particolarità che non l’avevano mai infastidita prima, soffre momenti di grandissima ansia, fino al vero e proprio panico: i suoi progetti futuri con Daniele sono messi a rischio dai suoi continui dubbi. Allora cerca disperatamente e meccanicamente di avvicinarsi a lui, di abbracciarlo, di farci l’amore nel tentativo di scacciare quei pensieri e soprattutto di capire veramente che cosa provi.

Il dubbio sulle qualità del partner

Marzia è sposata da 17 anni con Claudio. Lei è laureata mentre lui si è diplomato in un istituto tecnico, concluso in 6 anni per una bocciatura in seconda superiore. Marzia ha vissuto nel corso di questi anni di matrimonio momenti di grande sofferenza legati a pensieri circa il livello culturale del marito. A volte gli fa delle domande generiche per sondare se conosce o meno un concetto o una semplice informazione di attualità. A volte non riesce a trattenersi e gli deve per forza chiedere direttamente se sa rispondere o meno alle sue domande. Claudio è al limite della sopportazione e non tollera più l’atteggiamento offensivo della moglie. Marzia riconosce l’inappropriatezza del proprio comportamento e della tensione che crea in casa, ma non riesce proprio a farne a meno.

Ossessioni e compulsioni legati alle relazioni intime

Una particolare tematica ossessiva e compulsiva è quella che riguarda le relazioni intime, al punto che alcuni autori [1] parlano di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo specifico che si manifesta con dubbi, immagini mentali, pensieri continui e indesiderati (ossessioni) che riguardano:

  • la relazione: “E’ la persona giusta per me? Cosa provo per la mia compagna / cosa prova lei per me? Se questa relazione è quella giusta, come mi dovrei sentire”?
  • il partner “Non capisco se è abbastanza bello”, “Ha le gambe troppo corte”? “Quel congiuntivo sbagliato è stato un caso o non sa parlare?”

Ai pensieri si associano frequentemente una serie di comportamenti ripetitivi e difficilmente contenibili (compulsioni), spesso non visibili perché agiti mentalmente, volti a cercare di neutralizzarli:

  • Continuo monitoraggio di ciò che si prova o di cosa si pensa nei confronti del partner e/o della relazione: “La guardo e mi piace”? “Quello che provo è amore o qualcos’altro”? “Se non provo quello che ho provato l’altro giorno vuol dire che non la amo più come prima”? “Se non mi sento innamorato ogni giorno vuol dire che non è la persona giusta per me”?
  • Confronto con gli altri delle caratteristiche o dei comportamenti del partner: “Anche lui sarebbe capace di sistemare la lavatrice come il mio ex”? “Rispetto ad ogni donna che conosco lei ha i piedi più grandi”.
  • Ricerca di rassicurazioni esterne: “Ecco la sua foto, ti piace”? “Ti prego, rispondimi, dimmi chi era Gandhi”.
  • Tentativi di autorassicurazione: “Ora mi ripeto tutti i momenti in cui siamo stati bene in questi ultimi mesi”, “Ora mi rileggo l’elenco di tutte le cose che mi piacevano di lui quando l’ho conosciuto”.

Vergogna e senso di colpa

Si tratta di pensieri egoditonici, ossia in conflitto con la percezione che la persona ha di sé, dei propri sentimenti e valori. Pur riconoscendoli come propri, sono avvertiti come in contrasto con se stessi:

  • “La amo e non la lascerei mai, non capisco perché continuo a farmi certe domande”.
  • “Capisco che il suo naso non abbia alcuna importanza per la nostra relazione, ma continuo a confrontarlo con quello delle altre donne che incontro. E mi chiedo continuamente se avrei dovuto scegliere un'altra compagna”.

Ne risultano due emozioni dolorose e intense, senso di colpa e vergogna, che evidenziano la contemporanea presenza in questo tipo di sofferenza sia di aspetti interpersonali (il rapporto con l'altro in carne ed ossa) sia di aspetti astratti, impersonali (ad esempio, un particolare schema cui dover aderire, come un personale "senso morale").

Il compiacente logico: uno stile ossessivo di personalità

La commistione di queste due modalità di dare senso alla propria esperienza, una a partire da una persona di riferimento e l'altra a partire da una "regola", può dare forma a relazioni in cui si attribuiscono o si riconoscono al partner e alla relazione con esso particolari significati e valori. L'Altro è quindi qualcosa più di un semplice partner ma la persona attraverso la quale si media il proprio rapporto con questi valori di riferimento. Sentirsi "giusti" o "sbagliati" è una continua mediazione con questa persona di riferimento. Ad esempio:

  • Un innocente rimando negativo da parte del sacerdote potrebbe innescare una serie di pensieri ossessivi sulla mia fede.
  • Un momento di stizza nei confronti di mia moglie potrebbe innescare pensieri e compulsioni sul fatto di essere una "cattiva" persona.

Arciero e Bondolfi descrivono questo particolare stile ossessivo "compiacente logico" in cui:

l'altro, pur essendo percepito come un centro da cui demarcarsi e insieme a cui corrispondere, è contemporaneamente avvertito come colui che personifica quel sistema di valori con cui coincidere".

Da una parte quindi si tende a quella persona che incarna quei particolari valori di riferimento. Dall'altra si cercare anche di trovare la giusta distanza da essa, di agire con maggiore autonomia, con il rischio però di provare emozioni profondamente negative. Questo particolare e delicato equilibrio, centrale per alcune persone, è oggetto del percorso terapeutico.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Doron G., Derby D., & Szepsenwol O. (2014). Relationship obsessive-compulsive disorder (ROCD): A conceptual framework. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, 3, 169-180.

[2] Arciero G. e Bondolfi G. (2010). Sè, Identità e stili di personalità, Bollati Boringhieri.


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