Dislessia in università - cenni normativi

«Noi dislessici siamo come i fiumi: se gettate un grosso masso in un fiume noterete che il flusso non si ferma, ma ci gira intorno, trova una strada alternativa per raggiungere l’obiettivo e questo è esattamente quello che facciamo noi» (Giacomo Cutrera, un ingegnere un po’ speciale).

Parlare di dislessia in età adulta significa individuare convenzionalmente l’ampia fascia d’età superiore ai 18 anni che, dopo la conclusione della scuola secondaria di secondo grado, si avvia all’esperienza universitaria o al mondo del lavoro.

Rimanendo in ambito educativo, l’esigenza di tutelare la permanenza degli studenti DSA nel percorso scolastico, unitamente all’interesse scientifico dei ricercatori di individuare la traiettoria evolutiva del disturbo, stanno creando un circolo virtuoso di studi e ricerche sull’argomento già ampiamente normato dalla legge 170/2010 («Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico»). Ma, mentre molto si è fatto per la tutela dello studente fino ai primi anni delle scuole secondarie di secondo grado, molto c’è ancora da definire per i ragazzi che si affacciano agli studi universitari.

È a partire da tale legge che per la prima volta si prevede la possibilità di erogare anche agli studenti universitari misure di supporto atte a garantire il diritto allo studio e «misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento delle prove di verifica (…)» (Art. 5, Legge 8 ottobre 2010, n. 170). È poi con le «Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni e studenti con DSA» allegate al DM 12 luglio 2011, che si formalizza sia la necessità che gli atenei universitari prevedano servizi specifici di supporto agli studenti con DSA, sia quali possano essere le misure compensative doverose e attuabili nei corsi universitari (per maggiori dettagli si rimanda alla lettura dei documenti citati).

Comune denominatore al lavoro di aggiornamento che atenei e docenti sono chiamati a fare sulla tematica DSA negli adulti, è l’esistenza per lo studente di una diagnosi specifica, cioè di una certificazione. Questa considerazione, solo in apparenza banale, incontra invece almeno due problemi non trascurabili: l’individuazione degli specialisti coinvolti e del materiale diagnostico specifico per l’età adulta.

È nota infatti la difficoltà, se si ha più di diciotto anni, di definire a quale specifico servizio di neuropsichiatria rivolgersi (si ricorda che: neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista sono i tre attori coinvolti nell’iter diagnostico sia pubblico che privato). Infatti il servizio generalmente deputato alla diagnosi in età evolutiva, la neuropsichiatria infantile appunto, può avere in carico soggetti solo fino ai 18 anni, oltre non vi si può accedere. Rivolgersi ai servizi di neuropsicologia per l’adulto può implicare una competenza professionale non specifica per i DSA evolutivi, bensì riferita a esiti post-lesione o secondari a malattie neurodegenerative, quindi un mondo distante dalle problematiche dei DSA di cui stiamo parlando.

Anche dal punto di vista della diagnostica manca materiale con punteggi standardizzati sugli adulti. In Italia infatti molte batterie note e ampiamente utilizzate hanno dati normativi fino al terzo anno di scuola secondaria di secondo grado, quindi fino ai 15/16 anni. Fra i pochi strumenti diagnostici disponibili per gli studenti universitari si citano: la lettura di due brani del gruppo di lavoro Santa Lucia di Roma (dal 2005) e il test con lettura silente di M. Ciuffo et al. di recente pubblicazione (BDA 16-30 - Valutazione clinica delle abilità di lettura, scrittura e comprensione del testo in adolescenti e giovani adulti).

Seppur consapevoli di queste aree di miglioramento, la solerzia con cui molti gruppi di ricercatori stanno traducendo ricerche ed evidenze neuropsicologiche in materiale diagnostico, unitamente alla tutela legislativa che sta normando in maniera sempre più dettagliata l’inserimento degli studenti DSA in università, lasciano ben sperare che si trovino presto modalità sempre più efficaci per aggirare con ancora più forza i «grossi massi» che un dislessico incontra.

Articolo liberamente ispirato a Dislessia in età adulta, di E. Ghidoni, E. Genovese, G. Stella (a cura di) – Ed. Erickson.


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