Mercoledì 15 aprile ho vissuto un momento di particolare emozione e soddisfazione personale, al tenere la mia prima lezione universitaria alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Pavia. Di fronte a un gruppo particolarmente interessato di studenti del corso di Teorie e tecniche del colloquio psicologico, ho presentato la storia di un paziente con il quale ho in passato lavorato.

Questa particolare esperienza didattica, su invito del prof. Davide Liccione, si inserisce all’interno di un particolare contesto che qui descrivo brevemente. Da gennaio di quest’anno sono il “tutor” degli psicologi al primo anno della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva neuropsicologica, sede di Padova. Dopo essere a mia volta diventato psicoterapeuta nella stessa scuola (SLOP), ora affianco il percorso di 17 nuovi psicologi che, tra 4 anni, diventeranno anch’essi psicoterapeuti. Mentre loro studiano per specializzarsi, io proseguo il mio percorso di studi per diventare, chissà, un docente della scuola di specialità in psicoterapia. Inizio quindi ad avere le prime occasioni di tenere lezioni o interventi in ambito universitario e post-universitario. Settimana scorsa, come dicevo, ero a Pavia. La mia lezione illustrava, attraverso la presentazione della storia di un paziente dalla diagnosi psichiatrica incerta, un primo colloquio secondo l’approccio ermeneutico e fenomenologico.

Ermeneutico e fenomenologico?

Brevemente, l'approccio fenomenologico qui si traduce in un interesse per l'esperienza effettiva di un individuo che vive un preciso contesto storico e culturale condiviso, il cui comportamento e modalità di sentire e sentirsi sono saldamente ancorate alla sua corporeità, che è in costante cambiamento e sempre al di là di se stesso (progettato). L'esperienza di un tale soggetto, incarnato (egli è il suo corpo) e situato (egli vive in un preciso tempo e mondo) viene fatta propria dal soggetto attraverso un'operazione riflessiva e linguistica che traduce i vissuti del soggetto in un racconto personale , una narrazione. Quindi, nel nostro colloquio con il paziente, dovremo essere in grado di comprendere ciò che egli ci racconta, grazie agli strumenti interpretativi dell'Ermeneutica.

La temporalità è studiata attraverso la narrativa di ognuno, che disvela la storia personale dell'individuo e quindi diventa lo strumento di indagine e comprensione dell'essere umano.

Perchè scegliere questo approccio?

Non siamo quindi alle prese con un "sistema" che cerca un suo "equilibrio" o una mente separata dal corpo e dal mondo di cui dobbiamo cogliere i meccanismi ed eventualmente modificarli, né con un individuo il cui comportamento ha origini perlopiù inconsce in un passato remoto, immaginato o vissuto. Per rendere adeguatamente conto dello sviluppo individuale, delle trasformazioni psicopatologiche e delle procedure terapeutiche, risulta necessario adottare una visione dell’essere umano più complessa, così come la tradizione fenomenologica ha sempre sostenuto.  La scelta di un approccio ermeneutico e fenomenologico allo studio e alla cura dell'essere umano consegue non solo alle nuove evidenze scientifiche circa lo sviluppo del Sé – sia in ambito psicologico sia neuroscientifico - ma anche al fatto che la tradizionale visione cartesiano-kantiana dell’essere umano si è ormai dimostrata inadeguata a riunire in un quadro teorico coerente e unitario le recenti evidenze sperimentali sopraccitate, e che confermano la natura basicamente incarnata, situata e storica dell’essere umano (Leidlmair, After Cognitivism, 2010; Gallese, 2011, 2010; Gallagher, How the body shapes the mind, 2005; Gallagher & Zahavy, The phenomenological mind, 2008; Rizzolatti & Sinigaglia, So quel che fai, 2006).

Chi?

Se questa è la visione dell’uomo che adottiamo, il nostro primo colloquio prenderà forma di conseguenza: secondo questa visione ermeneutica e fenomenologica dell'essere umano, saremo interessati nel colloquio a fare un'indagine dei modi di essere nel tempo del paziente: sono informazioni che coglieremo dalla storia di vita, storia affettiva, svolte esistenziali... tutto ciò che rende unica e irripetibile l'esperienza del paziente.

"Chi è?" quella persona è la domanda cui cercheremo di rispondere, piuttosto che "Che cos'ha?" quella persona. Quella di far emergere l'individualità del paziente attraverso il suo racconto, invece che indagare analiticamente la presenza di una serie di segni e sintomi (obiettivo, ad esempio, del colloquio psichiatrico), ha implicazioni notevoli dal punto di vista clinico. La sintomatologia del soggetto può acquisire nuovo senso, un senso che non può essere colto attraverso la sola analisi analitica, quando esaminata all'interno dell'intera cornice di vita (Arciero, 2009).


Cenni sul primo colloquio in psicoterapia

Alla luce di questa visione, situata, incarnata e progettuale dell'essere umano, gli episodi riportati dal paziente (testo) nel primo colloquio acquisiscono senso se inseriti in un contesto che deve essere a sua volta indagato nel colloquio. Supponiamo che l'anno scorso, ad aprile 2014, una paziente alla domanda iniziale "Come sta?" abbia risposto in questo modo:

TESTO del paziente: "Stamattina mi sono fermata a guardare un ciliegio tornando a casa dal supermercato. Ho visto le piccole ciliegie verdi e mi è venuta una grande tristezza a pensare chissà se arriverò all'estate per potermele gustare". Arrivata a casa la paziente scoppia in un pianto a dirotto e passa le ultime due settimane in uno stato di profonda tristezza, tra pianti, apatia, inappetenza, prima di decidersi a chiedere aiuto.

Un'eventuale diagnosi psichiatrica di depressione maggiore richiederebbe di precisare intensità e durata di una tale sofferenza. In psicoterapia, il testo della paziente andrebbe ulteriormente ampliato, inserendolo in un

CONTESTO dato da ciò che è stata la vita della paziente sino a quella mattina (spazio di esperienza) e dalle possibilità cui si rapporta coerentemente in quel momento della sua esistenza, i suoi progetti (orizzonte d'attesa). Il termine di attesa è abbastanza vasto da includervi la speranza e il timore, il desiderio e il volere, la preoccupazione, il calcolo razionale, la curiosità, in una parola tutte le manifestazioni private o comuni volte al futuro... (Tempo e Racconto Vol.3, pag 319, P. Ricoeur). Questa terminologia filosofica può essere tradotta in termini neuropsicologici parlando di memoria episodica (spazio d'esperienza) e memoria prospettica (orizzonte d'attesa). Si tratta di due sistemi di memoria che diverse evidenze scientifiche indicano come strettamente collegati e caratterizzati da reciproca influenza (Tulvin, 1983, 1985; Addis e Schachter, 2007-2008).

NUOVO TESTO: Supponiamo che indagando lo spazio di esperienza familiare della paziente, essa ci dica "Il sabato prima che iniziasse questo brutto periodo ero a casa di mio figlio a cena. Mi hanno dato la notizia dell'arrivo di un nipotino. Questa cosa mi ha un po' turbata" (nuovo testo).

CICLO TESTO-CONTESTO: L'indagine iniziale del contesto della tristezza comparsa quella mattina ad aprile 2014 ha prodotto un nuovo testo, che dovrà essere a sua volta inserito all'interno di una analisi dello spazio di esperienza e dell'orizzonte d'attesa della paziente. In questo modo, così procedendo, svilupperemo per esplicitazione dei dati stessi del paziente, le informazioni rilevanti per comprendere il suo testo iniziale.

RIFIGURAZIONE DEL TESTO DEL PAZIENTE: Il ciclo di testo-contesto procede dal presente verso un passato, mettendo in luce i modi di essere e di comportarsi del paziente, e il suo modo di raccontarsi più o meno aderente all'esperienza vissuta. La ricomposizione di queste eventuali "incongruenze" nel racconto, indici di alterazioni di senso e di identità sarà obiettivo di incontri successivi.

INIZIO DELLA TERAPIA: Nell'arco di due-tre colloqui di 45 min circa ciascuno, si saranno ottenute le informazioni rilevanti a comprendere le motivazioni (o eventuali cause) della sofferenza lamentata dalla paziente, proporre una diagnosi da condividere all'occorrenza con altri professionisti della salute mentale, porre degli obiettivi e tempi sensati di terapia.

Per approfondire: Liccione D. (2011), Psicoterapia cognitiva Neuropsicologica, Bollati Boringhieri, Torino.


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