La psicosi postpartum è la più grave delle malattie perinatali. Colpisce 1-2 donne ogni 1000 parti e si manifesta solitamente tra la prima e la quarta settimana dopo il parto, con fluttuazioni del tono dell'umore, pensiero confuso e comportamento disorganizzato, insonnia e gravi sintomi che indicano la perdita di contatto con la realtà (deliri, allucinazioni visive, uditive e talvolta tattili e olfattive)

(Wiesner et al., 1994).

Si osservano in alcuni casi anche alterazioni della sfera cognitiva (ridotta percezione dell’ambiente, problemi di attenzione, memoria, linguaggio). I deliri sono strani pensieri e convinzioni di cui la paziente non coglie l’insensatezza e l’infondatezza e che ritiene riguardino, con certezza, la realtà. Nel caso della psicosi postpartum, i deliri sono solitamente incentrati sul bambino appena nato possono avere tematiche: persecutorie (“i medici vogliono fare male a me o al bambino”, “le infermiere mi stanno avvelenando”, “il bambino mi guarda anche quando dorme”); grandiose (“questo bambino è il messia”); di gelosia o bizzarre (ad esempio, sull'aspetto del bambino, su uno scambio di neonati a insaputa della madre, altri).

La perdita di consapevolezza e di capacità di giudizio possono avere conseguenze drammatiche per la salute e sicurezza della madre e del neonato. Tra i sintomi psicotici postpartum compare il delirio cosiddetto da “omicidio altruistico”, la convinzione insensata che la morte possa risparmiare ai propri figli un’esistenza colma di sofferenze. Il rischio di suicidio e infanticidio è significativo in questa popolazione clinica, per cui è indispensabile l’individuazione tempestiva delle pazienti e l’avvio della terapia, primariamente farmacologica.

Classificazione

Dal punto di vista nosografico descrittivo, facendo riferimento al DSM, benché la psicosi postpartum possa essere categorizzata come forma severa di depressione o come l’esordio/episodio ricorrente di un disturbo psicotico quale la schizofrenia, le conoscenze attuali suggeriscono che si tratti piuttosto di una manifestazione di tipo bipolare: depressione bipolare, mania o stato misto, con aspetti psicotici (Yonkers et al., 2004).

Donne con disturbo bipolare sono particolarmente vulnerabili a sviluppare episodi nel periodo del postpartum. Accanto a fattori genetici predisponenti e al drastico calo di ormoni steroidei gonadici dopo la nascita, la perdita della regolarità dei ritmi sonno-veglia, frequenti nell’ultimo periodo di gravidanza, travaglio e allattamento, favoriscono la destabilizzazione dell’umore. L’attenzione continua richiesta dal neonato è un ulteriore fattore di stress, soprattutto in assenza di adeguato aiuto e sostegno. Episodi psicotici e di alterazione dell’umore nel postpartum aumentano il rischio di abuso di sostanze, fumo, messa in atto di comportamenti pericolosi con possibile esposizione a malattie sessualmente trasmissibili, violenza, denutrizione, scarsa compliance con il medico e allontanamento dalla rete di assistenza sociale.

Come abbiamo già avuto occasione di vedere qui, ossessioni e compulsioni possono essere frequenti nel periodo perinatale e risultare difficilmente distinguibili da sintomi psicotici postpartum, richiedendo quindi un’ulteriore operazione differenziale diagnostica. I sintomi ossessivi compulsivi e il disturbo ossessivo-compulsivo sono caratterizzati da pensieri intrusivi e da comportamenti “obbligati” cui è estremamente difficile sottrarsi. Questi pensieri sono spesso centrati su temi di contaminazione, sessuali, religiosi, orrifici, ordine e simmetria. Le compulsioni spesso riguardano l’esigenza di detergere, controllare, ripetere, ordinare, accumulare e contare, tra gli altri. Questi sintomi si distinguono dalle manifestazioni psicotiche postpartum in quanto è preservato il giudizio critico e il senso di realtà. Le idee intrusive sul fare del male al neonato sono raramente messe in atto, anzi si assiste piuttosto a comportamenti di evitamento di oggetti o situazioni fonti di pensieri ansiogeni. Diversamente, la paziente con sintomi psicotici perde contatto con la realtà condivisa, si sente costretta a mettere in atto i propri propositi deliranti, senza poterne criticamente valutare il senso e le conseguenze delle azioni intrapprese.

Psicoeducazione e psicoterapia

E’ di fondamentale importanza il processo di corretta ed esaustiva informazione della paziente e dei suoi familiari circa i sintomi, i trattamenti disponibili, i risultati attesi e le strategie utili a prevenire il ricorrere di episodi psicotipi postpartum. La psicoeducazione favorisce l’alleanza terapeutica, il senso di autoefficacia e di rinnovato controllo sulla propria situazione personale e condizione medica. L’interruzione della regolarità del sonno è un fattore precipitante di episodi di mania e psicosi postpartum. Il coinvolgimento concreto dei familiari nel permettere una distribuzione degli impegni materni è quindi fondamentale, per permettere alla donna di ripristinare un adeguato numero di ore di sonno per notte e di ristabilirsi gradualmente dalla malattia. Incontri psicologici di sostegno con avvio prima delle dimissioni dall’ospedale possono favorire lo sviluppo di abilità genitoriali e promuovere la formazione del legame madre-figlio. Psicoterapie a orientamento familiare, cognitivo-comportamentale o interpersonale (IPT) sono trattamenti efficaci dei disturbi postpartum (Zlotnik et al., 2001) e rappresentano una valida opzione di trattamento non appena la paziente ha recuperato un livello organizzato di pensiero.

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