Un mal di testa allucinante

La strana sintomatologia di una paziente ricoverata in psichiatria mi ha recentemente portato ad approfondire una sindrome neurologica che non conoscevo. Almeno, non dal punto di vista medico.

Nel 1865, Charles Lutwige Dodgson, reverendo e matematico, scrive sotto il nome di Lewis Carroll un classico della letteratura: Alice nel paese delle meraviglie. Il libro racconta le avventure di una bambina che accede a una dimensione fantastica, fuori dallo spazio e dal tempo noti, abitata da personaggi bizzarri ed eccentrici. Tra le varie esperienze della protagonista vi sono anche trasformazioni del proprio corpo: Alice cresce a dismisura o rimpicciolisce per proseguire nel suo percorso strampalato.

La paziente in questione, 60 anni, divorziata, era ricoverata per l’ennesimo episodio di una «depressione» ricorrente. Dai colloqui emergevano periodi di intensa ma breve sofferenza a seguito di rotture affettive che arrivavano puntualmente dopo anni di relazioni insoddisfacenti. Nel giro di uno o due mesi si ributtava in una nuova relazione, spesso dalle premesse traballanti.

I sintomi erano ogni volta: significativa perdita di peso, mancanza di energie e motivazioni al punto da non alzarsi più dal letto, sospettosità e timore di essere "tagliata fuori" dagli affari di famiglia, ricorso all'alcol per alleviare l'ansia e conciliare il sonno, escoriazione intenzionale della pelle fino a procurarsi profonde ferite nei momenti "giù". A ciò si aggiunga che in età già avanzata, circa 50 anni, aveva iniziato un consumo saltuario di cocaina, che diventava un vero e proprio abuso in occasione degli episodi depressivi. Negli anni aveva ricevuto diagnosi che coglievano ora la sua instabilità emotiva/relazionale e impulsività, ora la sua dipendenza estrema dall'altro, ora la tristezza profonda e insoddisfazione che l'accompagnavano sin da quando era ragazza.

Fino a qui nulla di strano: per quanto grave, una storia simile è comune. Altri elementi però complicavano il quadro: la paziente riportava sintomi cui si faticava a dare senso. Diceva di aver sofferto in infanzia di "allucinazioni" visive: vere e proprie "trasformazioni" e "deformazioni" del corpo, proprio come quelle che subisce la piccola protagonista del romanzo di Carrol. Quando era stanca avvertiva un senso di "distacco" da sé. Sentiva di fluttuare per la stanza vedendosi da fuori. Non solo, il suo rapporto con lo spazio circostante cambiava. Improvvisamente era più piccola e la stanza sembrava gigantesca. Altre volte erano parti del suo corpo a crescere o allungarsi: le braccia si trascinavano per la stanza, le mani giganti tenevano oggetti minuscoli. Attorno a lei l'ambiente si deformava distorcendo ulteriormente il rapporto con lo spazio. Di fronte a tutto ciò la paziente non si spaventava, essendosi abituata un po' alla volta a queste particolarissime esperienze. Passato l'episodio, la cui durata non riusciva a misurare, tutto tornava alla regolarità.

Era il passato abuso di cocaina a distorcere i suoi ricordi, a farla delirare? Oppure la paziente cercava di catturare l'attenzione e sorprendere chi aveva di fronte, esagerando o addirittura inventando quei particolari sintomi? Partendo però dalle sue parole e descrizioni, dopo qualche ricerca e la lettura di alcuni articoli scientifici, si è fatta strada una nuova ipotesi, che ridà una certa coerenza a questa parte della sua storia clinica.

La sindrome di Alice nel paese delle meraviglie è stata così chiamata per la prima volta nel 1955 dallo psichiatra inglese John Todd (1914-1987) per indicare una serie di sintomi associati a emicrania ed epilessia che comprendeva tra gli altri [1]:

  • senso di irrealtà (derealizzazione);
  • senso di essere fuori da sé o di osservarsi dal di fuori (depersonalizzazione);
  • illusione di cambiamento delle dimensioni, posizione, distanza di oggetti nel campo visivo;
  • illusioni di ingrandimento, rimpicciolimento del proprio corpo;
  • sensazione di levitazione;
  • alterazioni del senso del tempo

Le cause identificate della sindrome sono diverse, tra cui malattie infettive (encefaliti), lesioni del sistema nervoso centrale e periferico, condizioni psichiatriche come la depressione.

Approfondendo con la paziente è finalmente emerso che sin da piccola aveva sofferto di emicranie, soprattutto quando affaticata. Le ipotesi che gli strani sintomi da lei descritti potessero essere ricondotti all'abuso di sostanze o a particolari tratti di personalità hanno lasciato spazio all'ipotesi che avesse sofferto, sin dalla infanzia e per parte dell'adolescenza, della sindrome di Alice nel paese delle meraviglie.

Bibliografia

  • Todd J., The Syndrome of Alice in Wonderland, Canadian Medical Association Journal, vol. 73, n.9, 1955, pp. 701-704.
  • Lanska DJ et al., The Alice-in-Wonderland Syndrome, Front Neurol Neurosci. 2018; 42:142-150.