Fortnite: ci giochi anche tu?

Davanti a me la battaglia. Ho la tempesta alle spalle. Meglio muoversi in fretta prima che sia il meteo a farmi fuori. Cerco riparo in un capanno per pensare alla prossima mossa. Non mi butto a caso nella mischia. Non avrei possibilità contro i fenomeni che si sparano là fuori.

Costruisco sopra il capanno e mi nascondo, in attesa che arrivi qualcuno. Tra il dire e il fare, nei videogiochi, non c’è nulla: rampe, torri, stanze spuntano velocissime sotto i miei piedi mentre mi muovo. Tanto che qualcuno ha notato l’attività in corso e viene a darmi la caccia. Mi attivo. Sento di avere ancora un cuore. Sono in gioco anche io! Protagonista, per una volta, anche se solo per gioco. È una bella sensazione. Mi registro perché vorrò rivivere questo momento all'infinito. Lo caricherò su YouTube e aspetterò i commenti: cosa diranno della mia strategia, cosa diranno di me?

Mentre mi perdo in fantasie qualcuno mi trova e mi sorprende alle spalle. Finisco 63° su 100. Un raggio blu mi preleva e scompaio dal campo di gioco. Sul più bello non ci sono più, ed è come se mi spegnessi anche io. Il giocatore che mi ha eliminato ha un costume da banana. Esulta con un balletto snervante per rincarare la dose. Mi riattivo in un secondo. Doveva essere l’ultima partita, ma non ce la faccio, anzi, non voglio. Sono furioso: ho commesso un errore troppo stupido, posso fare meglio, devo fare meglio. Ne faccio ancora una, dico, e riparto. Tanto in questo stato non riuscirei a fare nient’altro.

Ogni giorno milioni di giocatori in tutto il mondo s’incontrano online per condividere un'esperienza di gioco e un mondo di nome Fortnite. Da quando nel  settembre 2017 è stata aggiunta una modalità gratuita «tutti contro tutti» (battle royale) questo videogioco è diventato il divoratempo virtuale di riferimento, destando molto interesse ma anche timori e perplessità.

Fortnite ha sostituito i campetti da gioco e le piste da ballo. È la nuova versione dei playground di soli pochi anni fa: luogo di prodezze atletiche e strategiche, dove mettere in mostra il proprio stile unico, le proprie mosse, superarsi e farsi ammirare. Chi non vorrebbe farci parte? Per avvicinarci all’esperienza di chi ci gioca e farci un’idea del potente richiamo che esercita, ci siamo incontrati un paio di volte in studio con Davide P. di Brescia, 19 anni, giocatore di lunga data nonostante la giovane età.

Pier Paolo: Ciao Davide e grazie di essere qui. Ci spieghi il gioco in breve?

Davide: Ciao! Allora, Fortnite ha più modalità di gioco, quella di cui tutti parlano è la «battle royale». 100 giocatori sono «paracadutati» in un'isola deserta che è il campo di gioco. Ognuno può muoversi liberamente tra natura e costruzioni abbandonate. I giocatori si affrontano tutti contro tutti o a squadre cercando di eliminarsi a vicenda con le armi che trovano in giro per l’isola. Nel frattempo il campo di gioco si restringe sempre di più e dalla periferia devi spostarti verso il centro dell’isola e scontrarti per forza. L’ultimo rimasto vince.

P: Fortnite è un videogioco violento?

D: Non direi. L'azione è frenetica ma le situazioni che si creano sono comiche, i personaggi sono in stile cartoonesco, non c’è sangue né particolari truci. Quando muori/perdi sei semplicemente prelevato dal campo da gioco da un raggio. Oltre alla battle royale poi c’è una modalità «creativa» dove semplicemente costruisci strutture sulla tua isola, inviti gli altri giocatori, ti esprimi. Ci gioco un sacco, un po’ come facevo con i Lego quando ero piccolo.

P: OK, una violenza non realistica quindi e anche una modalità creativa. Ma questo è un gioco con vere persone dietro ai personaggi, ti chiedo se hai mai assistito a situazioni di... chiamiamolo «bullismo» o «mobbing» tra giocatori.

D: c’è qualcosa di questo genere... come una gerarchia. Capita che i «nuovi» siano presi in giro dai «veterani», ma poi ognuno è impegnato a fare la propria partita. C’è anche la possibilità di «bloccare» chi volesse darti fastidio per non incontrarlo più.

P: E il linguaggio? Ma poi, in che lingua si comunica?

D: Ci sono parolacce e linguaggio «da caserma». È un po’ come quando guardi un evento sportivo: fai il tifo, sei coinvolto nelle azioni, ti arrabbi.. anche qui però è possibile disabilitare la chat del gioco o «mutare» (silenziare) i giocatori che non vuoi sentire. La lingua ufficiale è l’inglese. Con chi conosci puoi parlare come preferisci.

P: Quando inizi a giocare ti viene assegnato a caso il tuo personaggio: maschio, femmina, bianco, nero, asiatico, costume... ci sono differenze?

D: Nessuna. Il bello è proprio questo: i personaggi che si sfidano nell’isola sono sempre allo stesso livello, l’unica cosa che cambia è l’estetica. Puoi far capire chi sei, gli altri riconoscono che sei bravo o che giochi da tempo e quindi sei temuto/ammirato.

P: Spiegami meglio...

D: Alcune personalizzazioni si acquistano con soldi veri, altre invece si guadagnano completando missioni che il gioco ti propone... quindi capisci subito se hai di fronte uno forte, che ha già vinto qualche partita, che si è guadagnato costumi speciali e altri gadget giocando bene oppure uno che invece di bravura e fatica ha semplicemente speso dei soldi.

P: Parlando con un papà di tre ragazzini mi ha detto che quando arriva a casa capisce perfettamente se i figli hanno giocato, quanto hanno giocato e se hanno giocato bene o male... cosa ne pensi?

D: Penso sia possibile. Anche il mio umore cambia e si vede. Dipende da come finiscono le partite: se perdo per errore mio allora mi imbestialisco e riavvio subito per cercare di porre rimedio. Se qualcuno meno bravo di me mi elimina è ancora peggio, rosico da matti. Non avverti la stanchezza fisica ma non sei lucido. Quindi entri in cicli di partite che iniziano e finiscono in un attimo perché sei troppo arrabbiato. Lì bisogna spegnere, se no si va avanti come in un tunnel.

P: Tantissime persone guardano video di Fortnite sulla Rete... lo fai anche tu?

D: A volte. Cerco di capire come si muovono quelli bravi, che mosse fanno. Cerco di imparare dagli altri.

P: Quanto tempo passi in Fortnite?

D: Gioco di solito il giovedì, quando escono le nuove missioni. È un momento particolare perché completare queste missioni permette poi di personalizzare il tuo personaggio. Quindi sono molto preso in quei momenti. Il gioco poi ogni tanto si rinnova, con nuove possibilità, oggetti, eventi, per cui sono sempre curioso di vedere cosa succede. A volte non gioco tutto il giorno, a volte non gioco per giorni interi ma l’interesse a entrare e vedere cosa c’è di nuovo è sempre forte.

Ringrazio Davide per l’intervista. Capisco che sempre più i videogiochi vanno oltre l'interazione limitata con un software e, come nel caso di Fortnite, sono mondi frequentati da milioni di persone che pur distanti ne condividono ritmi, regole, gerarchie, obiettivi. Un richiamo potentissimo, di costante stimolazione e senso, dove è immediato capire chi sei e qual è il tuo posto. Per molti basta questo per non volersi più staccare.

Qualche dato su Fortnite, aggiornato a marzo 2019:

  • Oltre 250 milioni di giocatori registrati
  • 60% tra 18 e 24 anni
  • 10,8 milioni di giocatori connessi contemporaneamente al gioco, impegnati in partite diverse, a fine febbraio 2019.
  • 6-10 ore il tempo medio passato da un giocatore su Fortnite settimanalmente (agosto 2018)
  • 21,6 minuti il tempo medio per partita (luglio 2018)
  • Fatturato di 2,4 miliardi di dollari nel 2018, il più alto nella storia per un videogioco
  • 68,8 % di tutti i giocatori ci hanno speso soldi veri (giugno 2018), tra questi:
  • Circa 85 dollari è la media dei soldi spesi da ognuno
  • 36,7% di chi ha speso soldi dice di averlo fatto per la prima volta in un videogioco

Fonte: https://expandedramblings.com/index.php/fortnite-facts-and-statistics