Io ballo da sola, tu... guardami!

Quasi 11 anni e una sola richiesta: musica e tablet, neanche fosse una combinata sportiva. «Ce l’hanno già tutti!» risuona come un amen a fine preghiera. Suo malgrado però, il mondo connesso, quello virtuale, non è friendly per una mamma: si immaginano insidie ovunque (perché, si sa, è così). E quindi si nega, si procrastina, si cambia discorso, contribuendo ad alimentare frustrazioni, desiderio e forza propulsiva della successiva supplica.

Vero è però che il mondo va avanti. La tecnologia è il nuovo strumento di accesso alla conoscenza, è il nuovo motorino che ti porta dove vuoi e al nuovo non si può sempre dire di no. Poi esistono i parental control, senza trascurare il fatto che è una ragazzina giudiziosa, sicuramente consapevole del «fatto suo». Figuriamoci poi se non riferirebbe tutto in famiglia.

Ma «tutto» cosa? Quali caratteristiche ha ciò che andrebbe raccontato e quali altre ciò che può essere omesso? Se l’uso stesso dello strumento (in gergo, applicazione) esaurisce in sé ciò di cui parlare, cosa riferisco ai grandi, visto che ciò che io faccio è simile a ciò che vedo fare da tutti? Allora va da sé, come un perfetto e diabolico sillogismo: se la mamma (o qualsivoglia adulto di riferimento ciascuno abbia) mi concede uno strumento in cui tutti fanno la stessa cosa (ballano, si esprimono, si divertono), allora io (seppur con mille raccomandazioni e con infinita moderazione) sono autorizzata a fare altrettanto.

È un attimo. E sotto il ritmo incalzante dei secondi concessi (Tik tok… tik tok appunto), una ragazzina simbionte con la tecnologia comincia ad «esprimersi» e balla, salta, ride, ammicca («e che sarà mai…»), scimmiotta quelle più grandi («sono già grande anch’io!»), salta a volte scomposta e a volte troppo composta. E i secondi volano, come pure il tempo. E poi si connette e condivide, prima con un’amica, quella che gliel’ha suggerito, poi con conoscenti di altre classi e poi chissà… Inebrianti emozioni si mescolano con giudiziosi ma fugaci pensieri: «Non ricordo di chi sia questo indirizzo…«, «Forse alla mamma non piacerebbe la mia bocca con questo filtro», «forse alla mamma non piacerebbe se mi muovo così», «forse… che vergogna!». Allora non glielo mostro, allora non glielo dico, allora lo uso di nascosto… E i secondi continuano a volare, come pure il tempo.

Che sia chiaro, caro lettore, non è obiettivo dello scrivente demonizzare l’uso di questa app, ma solo risvegliare l’attenzione e il criterio di chi è chiamato a vigilare sull’accesso dei bambini all’universo magno del virtuale. E chi ha orecchi per intendere, intenda.

TikTok è un social network cinese lanciato nel settembre 2016. Attraverso l’app, gli utenti possono caricare video amatoriali e creare brevi clip musicali di durata variabile tra 1-15 secondi ed eventualmente modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari. Il successo della piattaforma è dovuto anche all’inglobazione che TikTok ha fatto di Musical.ly, app simile nata in Cina nel 2014 basata sulla logica del video sharing (cioè condivisione di filmati) in lip sync (cioè sincronizzazione labiale sulla base di brani musicali popolari). TikTok, disponibile in 34 lingue, ha ogni giorno 150 milioni di utenti attivi (500 milioni di utenti attivi mensilmente), ed è stata l'app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2018, con circa 45,8 milioni di download.

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